mercoledì 28 luglio 2010

La gazza ladra

Ognuno di noi nel corso della propria vita ha dei momenti particolari che ha vissuto, questi momenti rimangono impressi nei nostri cuori per direzionarci verso delle strade che percorriamo inconsapevolmente. Vorrei raccontarvi uno di essi che ho vissuto qualche settimana fa.
Come ogni sabato, di buon ora, mi stavo recando sul monte S. Nicola per fare la mia piccola escursione.
Questa volta però A. e C. mi avevano chiesto di unirsi a me e ci eravamo dati appuntamento davanti alla chiesa. Arrivato sul luogo dell’appuntamento A. mi chiama e dice che avrebbero tardato e proposi quindi di incontrarci direttamente sul monte.
Mentre mi dirigevo verso il monte con l’auto, nei pressi del punto in cui parcheggio sempre, trovai sull’asfalto una piccola gazza. Era stesa per terra con un’ala aperta e tentava di raggiungere il bordo strada.
In quel momento stava arrivando un auto dalla parte opposta alla mia, parcheggiai al centro strada e imposi al conducente di fermarsi.
Lui sbigottito non capì, mentre io uscivo dall’auto e andavo a raccogliere la gazza che si trovava in direzione delle sue ruote. Non voleva farsi prendere e tentava disperatamente di fuggire. Mi accorsi che aveva un’ala e una zampa rotte e questo le impediva di muoversi. Non sapevo cosa fare in quel momento ma poi un piccolo pensiero mi disse di portarla con me sul monte. Risalii sull’auto con la gazza e spostai l’auto per fare passare il tizio che aspettava. Un saluto e andò via, sul suo viso lessi impazienza e scetticismo.
Andai nel punto in cui parcheggio sempre e dopo essermi fermato guardai la gazza impaurita. Tentai di rassicurarla e l’avvolsi in uno straccio che ho sempre con me nell’auto. Presi la mia borsa e la gazza e mi avviai verso il monte a piedi. La gazza si tranquillizzò e si lasciò trasportare.
Era una salita lenta e piacevole, un posto isolato e tranquillo. Solo cinguettii nell’aria e un senso di sicurezza misto a paura che solo poche volte avevo provato nella mia vita. La piccola gazza si guardava intorno e ogni tanto provava, dimenandosi, a fuggire, ma smetteva subito forse perché aveva qualche dolore in qualche punto.
Finalmente raggiunsi il luogo dell’appuntamento, uno strapiombo con alle spalle una grande pineta e di fronte tutta la valle che si sviluppa dal monte S. Nicola fino al mare per una decina di chilometri. Uno spettacolo bellissimo direbbero in molti, ma pensai solo al silenzio che ci circondava in quel momento e alla piccola gazza..
Mi sedetti per terra e misi la gazza vicino al mio fianco destro un pò più avanti per poterla osservare.
Si accovacciò e si lasciò coprire dallo straccio fino al suo collo, solo la sua testolina era visibile.
Guardammo entrambi attorno osservando quello che ci circondava. I minuti scorrevano silenziosi. Osservai la gazza che si guardava attorno, ogni tanto fissava il suo sguardo verso il mare in lontananza. Mi chiesi cosa avrei potuto fare per lei e perché il destino volesse che passassi da li proprio in quel momento, avrei chiesto ad A. e C. cosa fare.
La gazza si girò verso di me e mi osservò poi si rigirò ad osservare il panorama Un'altra gazza volò in lontananza, la piccola ferita rizzò il suo collo e tentò di dimenarsi, poi improvvisamente si calmò e per parecchi minuti non si mosse più, guardava solo verso l’orizzonte del mare di fronte a noi. Alla fine, dopo una decina di minuti ebbe delle convulsioni e abbassò la sua testolina, era morta. Subito dopo mi girai verso l’ingresso della pineta e vidi arrivare A. e C.
Che strana la vita pensai, quella gazza sarebbe morta comunque, ma aveva scelto di morire in mia compagnia o almeno mi piacque pensarla così. Quegli attimi con lei furono magici, pensavo alla libertà, a come sarebbe stato bello volare in quell’azzurro cielo e andare verso l’orizzonte. Mi sentivo calmo e rilassato, un senso di pace mi riempiva l’anima, la compagnia di quella gazza mi aveva donato qualcosa. Anche se morì, sono sicuro che sia morta contenta e il suo spirito sia volato nelle verdi praterie felicemente.
Con A. e C. decidemmo di sepellire la gazza ai piedi di un pino. Mentre scavavo un buco per il suo corpicino trovai un coltello da cucina, cosa voleva significare?
Facemmo un rito per salutare lo spirito della gazza, chiamammo tutti gli spiriti delle direzioni, padre cielo e madre terra e la seppellimmo. Un offerta e una preghiera di accompagnamento. Posammo delle pietre sulla sua tomba e il coltello che avevo trovato. Poi ci spostammo altrove e continuammo la nostra mattinata di condivisione.
Mi ricordai di nuovo della gazza la sera tardi mentre tornavo a casa, mi chiedevo se sarebbe stato utile pubblicare su questo blog questa esperienza e al significato di quell’incontro. Mentre guardavo il cielo in cerca di un consenso e mentre pensavo alla mattinata con quella gazza una stella cadente solcò il cielo, la sua scia durò parecchi secondi. La salutai ancora per l’ultima volta e ringraziai gli spiriti.

Nessun commento:

Posta un commento